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Sergio Capone
Come pensare l'origine. Cosa sperare di ogni avvenire. 1995

collezione Museo della Bilancia


Hilke Möller - Ci potresti parlare dell’ultimo lavoro che hai realizzato?
Sergio Capone - L’ultimo lavoro è incentrato sulla giustizia in quanto problema del mondo occidentale. Questa opera, vista in termini formali, è esemplare del mio lavoro, che rimane sempre nel solco della poetica civile, verista e realista della nostra cultura nazionale. In effetti l’Italia, con la sua cultura e la sua storia sono sempre un obiettivo del mio sguardo, così come lo è la complessa e articolata identità italiana che io considero parte del mio lavoro in quanto paradigma stesso dell’identità nel ventunesimo secolo. Il mio carabiniere è in questo caso il paradigma della giustizia italiana ma lo sarebbe ovunque.

la installazione al Kunstlerwerkstatt di Monaco di Baviera

H. - Da quali elementi è composta questa installazione?
S. - Sostanzialmente tre: una fotografia, realizzata con una fotocamera appositamente modificata, che contiene un’immagine realizzata all’interno del Museo della Bilancia a Campogalliano. La fotografia mi ritrae nelle vesti reali di un carabiniere che sostiene con la mano destra una bilancia analogica per carichi sospesi di inizio secolo. Questa fotografia mostra il mio corpo ma non il mio volto, cancellato nell’istante stesso dello scatto fotografico. Di fronte a questa, ho posto una bilancia con funzioni analoghe a quella utilizzata per la fotografia; la bilancia è una PGE-EV per carichi sospesi da tre tonnellate dotata di una sofisticata tecnologia e dall’aspetto, anch’essa come l’altra, poco rassicurante. Questa bilancia è sostenuta, il terzo elemento, da un espositore in profilato di ferro verniciato di azzurro. L’azzurro è un colore estremamente importante in questa installazione ed anche in altre che ho realizzato, in quanto, anche se pochi in Italia e all’estero lo sanno, l’Italia ha due bandiere nazionali: una è il tricolore e l’altra è la bandiera del Presidente della Repubblica che è completamente azzurra e riporta al centro, in oro, lo stemma della Repubblica Italiana.

H. - Ma perché usi queste iconografie?
S. - Le uso per semplificare la comunicazione ed amplificare la percezione verista del mio lavoro. Sono consapevole che nessuno, se interrogato, risponderà mai che l’espositore è espressione di garanzia e sicurezza, o che vi si legga il valore e il ruolo del Presidente. Ma, una esclamazione comune del tipo: "come sta bene!" non è altro che il cogliere attraverso il ricordo, la piacevole sensazione rimandata da quel colore nonostante la durezza dell’installazione. Io desidero, con il mio lavoro, creare comunicazioni semplici anche se sono consapevole dei complessi rimandi culturali e psicologici che introduco. Lo spettatore, a mio parere, non deve porsi davanti al mio lavoro come ci si pone verso un lavoro mimetico. Preferisco la leggerezza che equivale a mostrare sinteticamente: estetica, comunicazione e pulsione. Non ho nessuna intenzione di costruire dei rebus.

veduta nr.1 veduta nr.2

H. - Ma a volte l’effetto è proprio quello. Visto che i segni ci sono, uno vorrebbe anche decifrarli.
S. - Non credo, ritengo che lo spettatore non sia interessato a questa complessa semantica, è interessato al concetto. E questo è il risultato dell’intera installazione.

H. - Quindi, per te una installazione è una "messa in scena", un’immagine intera?
S. - Si, un’installazione comporta almeno due cose: lo spazio scenico e una pulsione, di vita o di morte.

H. - Da dove viene la bilancia digitale? Che importanza ha?
S. - La bilancia, l’oggetto industriale, facilita la comunicazione in quanto dispone, come tutti gli oggetti industriali, di una propria semantica e di proprie valenze comunicative, questa semantica viene posta al servizio dell’installazione semplificandola. La bilancia PGE-EV, della Cooperativa Bilanciai di Campogalliano, in questo caso, genera una sospensione dalla realtà breve ma incisiva perché l’oggetto industriale è un prodotto mass-mediale, forte quanto la televisione. I pubblicitari ricoprono gli oggetti industriali di valenze e pulsioni e tutto ciò rimane legato all’oggetto: paura, gioia, piacere e così via.

H. - La tua visione dei mass-media mi pare sia piuttosto critica. Eppure ci risulta che già lavori con internet!
S. - E’ un sistema di autodifesa non preordinato, d’altra parte un artista contemporaneo non può illudersi. I mass-media producono migliaia di immagini e pensare di contrapporsi ad essi è semplicemente ridicolo. Ma si possono creare percorsi laterali, in internet, per esempio, come artista, sono stimolato verso un’interazione estremamente ristretta. Internet è in questo senso un media dal meccanismo "puro".

H. - Ed e per questo che lavori con internet ?
S. - Certo, proprio per questo ho creato su internet Fabbrica Italiana d’Arte. Forse proprio attraverso internet potremo traghettare leggerezza e molteplicità nel prossimo millennio.


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