Hilke Möller - Parlami dei tuoi lavori più recenti?
Emilio Fantin - L'ultimo lavoro è un ponte in legno e corda che viene installato
in modo da dovere per forza essere percorso. Ma vorrei parlare piuttosto della modalità
con cui ho creato i miei ultimi lavori chiamati Seminari. Con questo termine mi sembra di
definire bene il mio scopo, quello cioè di creare le condizioni di spazio e di tempo per
un accadimento artistico. È un periodo di vita in comune dove si condividono o si
controbattono idee, modi di pensare, azioni, ma è anche il luogo della effettiva
realizzazione di un progetto o di più progetti artistici. Le produzioni (video, foto,
scritti, disegni etc.) restano come testimonianze di un reale accadimento artistico, di
uno stato da interpretare e preservare.
H. - Insegni nel Seminario ?
E. - Dedico parte del tempo anche a questo facendo conoscere oltre al mio lavoro
quello di altri artisti, alcuni dei quali sono invitati ad intervenire durante il corso di
una intera giornata.
H. - Dove fai i Seminari e chi vi partecipa ?
E. - Dipende : in alcuni casi in campagna, in gallerie ma anche in altri
edifici. Si iscrivono persone diverse alcuni già vicini all'arte contemporanea, altri
completamente digiuni.
H. - Come vengono a conoscenza del seminario ?
E. - Tramite pubblicità in riviste specializzate ma anche attraverso situazioni
come questa, con uno scritto in catalogo. In ogni caso è un lavoro che presuppone un
investimento di denaro per la pubblicità, la segreteria e tutto il resto. È anche un
modo per proporsi direttamente senza mediazioni economiche gestite generalmente come tutti
sanno dalle gallerie, collezionisti etc...
H. - Pensi che questo sia un modo per connettere un lavoro artistico alla realtà
sociale ?
E. - Si, e soprattutto permette una certa autonomia rispetto alle istituzioni
pubbliche o private che siano. Infatti è necessario per un artista procurarsi denaro
senza però dovere sottostare a troppe condizioni ; a parte che in Italia non c'è
interesse per l'arte contemporanea e quindi neanche denaro. L'arte in Italia - ma non
l'arte classica - è considerata qualcosa di superfluo, un tipo di gadgetry. Per la
società italiana la cultura è rappresentata piuttosto dagli scrittori, dai musicisti,
dai filosofi. Se si parla d'arte comunque non si parla d'arte contemporanea e gli artisti
devono quindi conquistarsi degli spazi culturali. Per fare questo e realizzarlo
economicamente si deve pensare allora a qualcosa di realmente necessario, perchè è in
parte vero che in questi anni l'arte ha prodotto anche una valanga di cose mediocri e
inutili. Si dovrebbe far scoprire alle persone la loro potenzialità immaginativa
piuttosto che continuare a produrre oggetti o immagini visto che in questo siamo
surclassati dalla moda , dai video-games, e da tutto quello che il mercato offre.
H. - C'è anche qualcosa che riguarda un rapporto personale con gli altri nel tuo
modo di agire. Mi ricordo quella fotografia di un biglietto aereo per New York. È un tuo
vecchio lavoro ?
E. - Si chiamava " By air " un lavoro del 1992. Feci una serie di lavori
sui viaggi : "ferma il primo taxi" per esempio si componeva di un bonus per
un viaggio in taxi e di una cassetta da ascoltare solamente facendo il giro in taxi.
"By air" invece era un viaggio in aereo. Un lavoro artistico che offre un tempo
d'uso, che diventa tale solamente quando viene usato e quando tu stesso diventi parte del
prodotto.
![]() |
| Emilio Fantin, Per Via Aerea/By Air. 1992. |
H. - Puoi descriverlo ?
E. - Si tratta di una valigetta "24 ore" che contiene un biglietto aereo
di andata e ritorno per New York, delle diapositive e una cassetta da vedere e ascoltare
solamente in viaggio. Cè anche un' agendina con l'indirizzo di un artista di New York che
introdurrà il viaggiatore nel mondo artistico che frequenta.
H. - Ritieni il connettersi con diverse culture e persone un aspetto
fondamentale del tuo lavoro ?
E. - Lo considero un punto fondamentale della mia ricerca. Per un artista italiano
però è molto difficile perchè non vi sono strutture in Italia atte a favorire questi
scambi. Basti pensare che in Italia esiste solo un museo d'arte contemporanea che cura in
qualche modo le relazioni internazionali. Troppo poco, così gli artisti italiani sono
tagliati fuori.
H. - Mi puoi dire qualcosa del tuo lavoro alla Biennale del 1993 ?
E. - C'è molta gente che parla male della Biennale e darebbe l'anima per
parteciparvi, ma in pochi sono capaci di proporre un cambiamento nello spirito della
manifestazione. Per lo più tutti gli artisti si adeguano alla conveniente occasione di
una vetrina internazionale presentando lavori strategicamente funzionanti per il proprio
orticello ma che nulla aggiungono o tolgono al dibattito sulle manifestazioni
istituzionali e sul potere politico, sul clientelarismo e sulla privatizzazione, sul basso
livello culturtale e sulla incapacità di seguire i tempi da parte dello staff tecnico
della manifestazione. Posso dire che sono molto contento del lavoro che ho presentato se
non altro per essermi tolto una soddisfazione. Certo questa licenza ha avuto un prezzo ed
io in qualche modo mi sono giocato in una sera la chance che i miei colleghi hanno avuto
per i tre mesi della manifestazione.
H. - Perchè ?
E. - Ho ideato e realizzato uno show. Lo show doveva rappresentare in una serata lo
spirito della Biennale (e non solo della edizione del 1993 ) come io lo
sentivo : una specie di Nashville casareccia.......un padiglione italiano detto
anche "autolesionismo di domestica ubriaca". Proprio carina l'idea che sottostà
alla manifestazione, una sorta di rivalutazione delle etnie..... sguardo totale sul mondo
senza pregiudizi, senza frontiere.... tutti assieme, tutti bravi, chi da quello chi da
questo...... ma sempre per la cultura, per il bene, per il progresso sociale, in una
parole per l'amore. Et voilà il padiglione americano è "vinci per
sempre"...... quello dei libanesi o egiziani o i guatelmatechichessia è "giù
in cantina".... . Nel programma di sala ho stampato un'immagine da "Cappuccetto
rosso".
H. - La Bimba della fiaba ?
E. - No, il lupo vestito da nonna. Oltre a questo comunque (prima del concerto) ho
voluto fare una buona azione. Ho realizzato i "pass" di libera entrata per il
pubblico, per la stampa, per il personale e così via. Qualcosa che sottostà a ferree
leggi burocratiche e che generalmente viene realizzato dalla casa editrice che pubblica il
catalogo della manifestazione.
H. - Così hai creato una specie di entità autonoma nella Biennale .
E. - Si, ho inserito il marchio "Emilio Fantin Produzioni " sulle tessere
e questo mi ha dato la possibilità di far coincidere un servizio pubblico con un opera
artistica o se volete con un "operato artistico". Inoltre pur nel suo piccolo
questo lavoro è stato forse il primo esempio di espropriazione di un servizio pubblico a
favore di un privato all'interno dell'organizzazione della Biennale. Voleva essere anche
uno spunto per una conversazione più ampia su questo tema.
H. - Il logo è un leone ?
E. - Si, per analogia allo stemma di Venezia, il leone con le tavole, utilizzato
anche dall'ente Biennale .
H. - Ma il tuo leone ha i pattini !
E. - Si, è l'idea della Biennale che si muove.
H. - Anche i caratteri della parola PASS sono allungati distorti come se stessero
muovendosi.
E. - Si, come il leone, hanno accettato bene quest'idea, ma non pensate che tutto
sia stato così semplice. Anzi non mi è stato permesso per esempio di scrivere delle
parole che avevo proposto. Però se si guarda bene nell'immagine c'è ne una
piccolissima : the way, la stessa parola che poi compare assieme al lupo vestito da
nonna nel programma di sala del concerto.
H. - Lo hanno usato ugualmente ?
E. - Si può vedere solo con un ingrandimento ed infatti a prima vista nessuno lo
ha notato, quindi le tessere sono state stampate così.
H. - So che hai in testa un nuovo progetto, un giornale .
E. - Non posso dire che è un nuovo lavoro ma piuttosto un'idea che da tempo ho in
testa : creare uno inserto d' arte contemporanea che per un'occasione esca come
supplemento ad un importante quotidiano. Potrebbe venire tradotto e pubblicato anche in
altri paesi. L'idea è quella di finanziare autonomamente l'inserto tramite la vendita di
spazi pubblicitari in modo che l'editore possa recuperare i costi di realizzazione, stampa
e distribuzione. Inoltre sono possibili anche finanziamenti dalla CEE nel caso di progetti
artistici che coinvolgano più di tre stati membri. Una visione di ciò che sta accadendo
oggi in campo artistico, le nuove idee, interviste e progetti culturali più una parte con
precise informazioni su bandi di concorso per borse di studio, stage, seminari, progetti
da realizzare, possibilità di investimento. Anzi colgo anche questa occasione per
invitare chiunque sia interessato a contattarmi.
H. - Quando dovrebbe uscire ?
E. - Sarei contento di realizzare un'unica uscita. So che ci sono precise
necessità commerciali da parte dei giornali e certo un supplemento su Claudia Schiffer
corrisponderebbe di più a questa logica. Ma conto anche sul fatto che una promozione
culturale crea pur sempre un certo ritorno di immagine e può inserirsi nella strategia
economica dell'informazione.